Spiaggia della Giannella ieri. Arranco nel deserto di odiosa sabbia fino a raggiungere un posticino non troppo affollato. Pianto il mio ombrellino, posiziono la sdraietta fronte sole, stendo sopra l'asciugamano e mi rilasso con un buon libro. Poco dopo cominciano ad arrivare altri gruppi di persone che più o meno ripetono gli stessi gesti. Sono circondata da giovani e vecchie coppie, famigliole con bambini e ragazzi schiamazzanti mentre giocano a racchettoni. Dopo un ragguardevole periodo di crogiolamento, decido di farmi il bagno...per evitare che il maestrale pomeridiano sdradichi l'ombrello, metto la parte superiore sulla sdraietta, chiudo la borsa e la copro con l'asciugamano. Vado. Al ritorno non vedo più la mia postazione. Penso di averla superata nuotando e torno indietro. Niente. Poi scorgo un asciugamano familiare e mi avvicino...si si è proprio il mio...sotto l'asciugamano l'ombrellone comprensivo di asta, la sdraio rivoltata e la borsa sotto...nel posto che avevo scelto e nel buco dove avevo piantato il mio ombrellone...un altro ombrellone! Deduco appartenente a delle persone che adesso stanno a mollo davanti a me guardandomi...beh trovando curioso il fatto che con chilometri di spiaggia alcuni non trovino di meglio che spodestare un'altra persona per mettersi al suo posto approfittando della sua momentanea assenza, incredibilmente non mi sono incavolata, nè mi sono rivolta infuriata contro gli usurpatori, apostrofandoli con tutti i peggiori termini che mi fossero venuti in mente, come sicuramente si sarebbero meritati, ma mi sono fatta più in là, ho ripiantato l'ombrellone e con un grosso sospiro mi sono rimessa a leggere...certo che la rassegnazione può davvero cambiare le persone... domenica 7 agosto 2011
Rassegnazione.
Spiaggia della Giannella ieri. Arranco nel deserto di odiosa sabbia fino a raggiungere un posticino non troppo affollato. Pianto il mio ombrellino, posiziono la sdraietta fronte sole, stendo sopra l'asciugamano e mi rilasso con un buon libro. Poco dopo cominciano ad arrivare altri gruppi di persone che più o meno ripetono gli stessi gesti. Sono circondata da giovani e vecchie coppie, famigliole con bambini e ragazzi schiamazzanti mentre giocano a racchettoni. Dopo un ragguardevole periodo di crogiolamento, decido di farmi il bagno...per evitare che il maestrale pomeridiano sdradichi l'ombrello, metto la parte superiore sulla sdraietta, chiudo la borsa e la copro con l'asciugamano. Vado. Al ritorno non vedo più la mia postazione. Penso di averla superata nuotando e torno indietro. Niente. Poi scorgo un asciugamano familiare e mi avvicino...si si è proprio il mio...sotto l'asciugamano l'ombrellone comprensivo di asta, la sdraio rivoltata e la borsa sotto...nel posto che avevo scelto e nel buco dove avevo piantato il mio ombrellone...un altro ombrellone! Deduco appartenente a delle persone che adesso stanno a mollo davanti a me guardandomi...beh trovando curioso il fatto che con chilometri di spiaggia alcuni non trovino di meglio che spodestare un'altra persona per mettersi al suo posto approfittando della sua momentanea assenza, incredibilmente non mi sono incavolata, nè mi sono rivolta infuriata contro gli usurpatori, apostrofandoli con tutti i peggiori termini che mi fossero venuti in mente, come sicuramente si sarebbero meritati, ma mi sono fatta più in là, ho ripiantato l'ombrellone e con un grosso sospiro mi sono rimessa a leggere...certo che la rassegnazione può davvero cambiare le persone... venerdì 5 agosto 2011
Ma scegliete un' altra meta più civile per le vostre vacanze...
Le spiagge dell'Argentario, in provincia di Grosseto, sono del tutto precluse ai disabili. Qui, dove politici e vip ostentano le mega imbarcazioni nel porto di Cala Galera, per un comune mortale disabile è impossibile andare anche nella spiaggia dei santostefanesi, quella del Pozzarello, il quartiere più popolare in questa zona...non esistono parcheggi riservati adiacenti alla spiaggia, nè un camminamento agevole per chi non può camminare o spostarsi autonomamente, e così per tutte le altre spiagge che non si debbano raggiungere via mare. Se poi si decide di rinunciare al mare e optare per una passeggiatina per Porto Ercole o per Porto Santo Stefano, la situazione apparirà ancora più demoralizzante:i parcheggi riservati sono irremediabilmente e immancabilmente occupati da auto senza tagliando e motorini di traverso...e quando si chiede ai vigili di intervenire, come risposta si riceveranno...spallucce!
lunedì 18 luglio 2011
Non sono più cattolica per una scelta personale e molto ponderata. Credo però in Gesù e in tutti quegli uomini e quelle donne che hanno modificato le sorti dell'umanità attraverso capacità e poteri che sfuggono alla logica umana. San Francesco, Madre Teresa di Calcutta, papa Woitjla, Ghandi e moltissimi altri, pur agendo in nome della religione si sono distinti per aver toccato l'anima delle persone, non necessariamente un'anima cattolica. Padre Pio da Pietralcina è stato uno di questi e io ho sempre ammirato la grandezza di questo frate semplice e nello stesso tempo così misterioso...così quando mi si è presentata l'occasione sono andata a visitare la sua tomba a San Giovanni Rotondo.
Consapevole di trovare in quel luogo di culto le solite manifestazioni che niente hanno a che fare con il raccoglimento e la preghiera ma esclusivamente con gli interessi economici che ruotano attorno al pellegrinaggio religioso, non avrei mai creduto che la realtà superasse la già triste realtà...il corpo di padre Pio, dopo la santificazione, è stato deposto in una cappella amplissima, completamente rivestita di mosaici...d'oro! Il pavimento, il soffitto, le pareti raffigurano scene della vita del Santo attraverso milioni di tasselli preziosi; i fedeli passano in fila davanti alla cripta del santo, anch'essa incastonata di pietre colorate e fanno le foto, salutando come si trovassero al parco giochi...poi si siedono sulle panche e chiacchierano amabilmente, qualcuno ride e scherza...ho scritto a Padre Pio. Non per chiedere una grazia, anche se in cuor mio vorrei mettere da parte un poco del mio scetticismo per ricevere davvero le attenzioni del santo, ma per augurargli che coloro che curano le sue spoglie capissero veramente quale sarebbe il miglior luogo per lasciarlo riposare in pace: una cappelletta bianca, tra gli ulivi secolari che popolano quella terra, dove i credenti possano ascoltare la sua voce, raccolti nella serenità della natura. Credo che finalmente potrebbe essere libero da tutto quello da cui ha sempre rifuggito, se non per usarlo per i malati, i sofferenti, i più poveri, quella parte della chiesa opulenta e ricca che adesso, con i suoi bagliori, sta tradendo tutto ciò che questo grande uomo ha costruito ...
sabato 16 luglio 2011
Consideratelo un mio regalo...
Ecco li ho individuati... già confusi con le alghette verdi sul fondo e con i pesciolini che gli fanno schiera intorno e battono con le bocche, curiosi di quella strana cosa che non assomiglia nè ad un sasso nè ad un essere della loro specie...dall'alto della superficie dell'acqua li osservo con la mia mascherina e poi tento una, due, tre volte. Niente da fare, saranno sette o otto metri, non ce la faccio ad arrivare in fondo per recuperarli, mi devo rassegnare...d'altro canto sono stata sbadata, chi mai si tufferebbe da uno scoglio con gli occhiali da sole sulla testa? Ma qui, dove l'acqua del mare ti avvolge come seta, morbida e liscia intorno al corpo e il silenzio è interrotto insolitamente non dai rumorosi ed invadenti motoscafi e dalle orde dei villeggianti, ma dal suono riposante delle cicale e dai rari bagnanti che camminano sui ciottoli bianchi e levigati, qui, nella Baia delle Zagare, ti puoi facilmente dimenticare di te stessa e di cosa indossi sulla testa. Qui, dove il profumo inebriante delle zagare ti accompagna lungo il percorso dalla strada alla spiaggia, puoi arrivare previo permesso del comune di Mattinata, che ogni mattina centella scrupolosamente il numero dei bagnanti che possono accedervi. E così puoi goderti la luce azzurra di un mare incredibilmente calmo che si confonde con il bianco accecante dei sassolini sulla battigia e a contrasto i colori delle piante e dei fiori che sfidano la roccia nascendo su ripide che se ti poni sotto e guardi in alto, sembra che ti travolgano...e quelle tracce di antiche scogliere che si ergono maestose dall'acqua impongono la loro presenza interrompendo la linea del mare...qui puoi abbandonarti a te stessa, chiudere gli occhi e lasciare che il sole scaldi la tua pelle e che i pensieri ti facciano dimenticare che non appartieni a quel luogo meraviglioso...e dunque occhiali miei, cari complici di occhi non truccati, di notti insonni o preziosi schermi dalla luce abbagliante, vi lascio lì, in fondo al mare, dove certamente saprete ringraziarmi per il resto della vostra nuova vita...
lunedì 13 giugno 2011
Patè(mi) d'animo.
Imparare a gestire i sentimenti, secondo me, è un grande passo verso la serenità d'animo. Una sorta di anestetizzazione verso tutto quello che potrebbe mettere in pericolo la nostra stabilità mentale. Frustrazioni, attese improduttive, delusioni o senso di impotenza inducono spesso alla tristezza, al nervosismo, all'irritabilità, a giornate rovinate da pensieri negativi. Con il tempo, una buona dose di pazienza e un lungo lavoro su me stessa, ho, come dire, affinato la mia capacità di discernere le cose veramente importanti e soprattutto " vere", da quelle che possono essere risolte semplicemente dandomi tempo e dandone agli altri, valutandone le possibili cause o " circostanziando" la situazione. Esistono una miriade di possibilità sul fatto che le cose non vanno sempre come vogliamo noi e comunque ho sempre in mente la frase che ho imparato dalla scrittrice Marci Shimof :- Perchè i nostri pensieri dovrebbere essere veri? Perchè dovremmo credere sempre e comunque a quello che passa per la nostra testa? - I pensieri che ci passano per la testa ogni volta che un evento o un non evento che aspettavamo non procede come ce lo avevamo immaginato, non sempre ci danno spiegazioni positive su quello che può essere successo, in quanto non siamo onnipotenti e non possiamo controllare o indirizzare le azioni e i comportamenti degli altri. Dunque: aspettare. Prima di farmi prendere dal panico, prima di autoinfliggermi musi lunghi e lacrimi facili, io aspetto. Aspetto di parlare, aspetto di verificare, aspetto di arrivare a delle conclusioni. Nel frattempo faccio altro. Qualunque cosa: dal prepararmi un caffè, dal farmi una passeggiata, leggere, innaffiare i fiori o guardare la tv. Il tempo intanto scorre e nel frattempo i miei pensieri prendono un'altra forma, si colorano e si rallegrano, assumono la loro vera forma di semplici pensieri e non di questioni irrisolvibili! Credo di aver raggiunto un traguardo importante e voglio godermelo in pieno! E alla fine...chiaramente tutto combacia , come i pezzi di un puzzle !
lunedì 23 maggio 2011
MILLO
Facile cadere nella retorica quando si parla dei cani. Se poi il tuo cane è scomparso da poco i termini sembrano ancora più scontati. Millo invece non era così scontato come cane. Trovato in una specie di pollaio, se ne stava in disparte, raggomitolato in un angolo della cuccia, mentre i suoi fratellini richiamavano la nostra attenzione per farsi portare via da lì...per questo lo scegliemmo. Malnutrito, malato di gastroenterite, con poche speranze di salvarsi, eppure ce la fece, circondato da tutta la nostra famiglia. Il veterinario disse che non aveva mai visto tanta solidarietà familiare spendersi per un cucciolo, visto che non solo noi proprietari lo accompagnavamo a fare le flebo ma anche mia mamma, mio fratello, mia cognata. Una mattina un esserino ridotto all'osso si affacciò con la testolina al letto dove ancora dormivo...scondinzolava, mi faceva le feste, era guarito! Da quel giorno ci ha accompagnato per molti anni con la sua dolcezza, con la sua voglia di coccole, con i suoi timori di stare in mezzo alla gente o in ambienti che non conosceva...beniamino del cantiere dove lavora mio marito, preso in giro dagli operai quando passava rincorso dai gatti, ma verso i quali prendeva la rivincita nascondendogli i guanti o gli attrezzi da lavoro. Amava la tranquillità della sua casa e la spiaggia di Santa Liberata...la domenica mattina molto presto, con nostro grande disappunto, già si agitava per la casa, sapendo che quel giorno avrebbe fatto il bagno, si sarebbe rotolato nelle alghe e avrebbe rincorso i legni che gli lanciavamo sperando che imparasse a riportarceli una buona volta, anzichè rosicchiarli o facendone un trofeo da regalare al mio babbo che li usava per accendere il fuoco nella stufa. Poi l'incidente e l'operazione per dargli una nuova speranza di vita, che ci ha restituito un Millo un pò sbilenco, zoppicante e acciaccato dai dolori, ma sempre vitale, giocherellone e dispensatore di tanto, tanto affetto. C'è quell'angolo vuoto in casa, l'angolo nel quale si rifugiava negli ultimi tempi con la sua coperta e il suo indispensabile cuscino su cui appoggiava la testa per riposare e guai se qualche volta non lo trovava perchè a lavare o dimenticato in camera dove dormiva la notte! Quanti episodi ci sarebbero da raccontare, buffi, divertenti, curiosi oppure tristi e dolorosi. La sua assenza si fa ancora sentire troppo forte e quell'angolo vuoto sul quale cade la vista ogni volta che entro in casa mi richiama alla mente ogni volta le sue festicciole per la contentezza di rivedermi e la sensazione delle sue orecchie morbide e del suo sguardo amorevole non mi lascerà più...ciao Millo, divertiti nel Paradiso dei cani con i tuoi amichetti, corri forte per tutto il tempo che non hai più potuto correre e guarda intorno a te per tutto quello che non hai più potuto vedere!
mercoledì 11 maggio 2011
In trepida attesa
In trepida attesa che giunga il momento. Al discendere le scale che separano l'atrio dalla pista da ballo, il mio cuore sussulterà a 3000 battiti al minuto; un tremolio diffuso su tutto il corpo mi provocherà un leggero freddo, nonostante la mia fronte sarà bagnata da un filo di sudore...la gente in attesa sembrerà rivolta tutta verso me, i miei gesti, la mia camminata zoppicante, resa ancora più accentuata dall'emozione. Il mio primo istinto sarà di scappare, immediatamente soffocato dallo storico temperamento che mi porto dietro dalla nascita, quello che mi impedisce di troncare ogni impegno a metà, nonostante i miei tentativi di non lasciarmi sopraffare da una forza di volontà così cocciuta da rovinarmi spesse volte alcuni momenti dell'esistenza...E i dubbi di non essere in grado, di dimenticare i passi, di cadere, di sembrare ridicola o impacciata. Nella stesso tempo l'adrenalina che suscita una competizione o un'esibizione...non mi dispiace! Mettermi in evidenza, distinguermi o dar da parlare nel bene e nel male, mi eccita e mi diverte...e il gusto di aver tentato, di essermi buttata, di aver ancora una volta superato i miei evidenti limiti fisici mi invoglia a desiderare il momento del "tutto finito", piuttosto che quello del " niente iniziato" . E allora lasciamo che continui la trepida attesa, e che la salsa sia con me...
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