Il ragazzo si trascina sulle gambe con il registro in mano. Entra in aula professori, viene verso di me. Pacatamente, senza fretta. La fortuna ha voluto che la Prof. adesso in aula che fa lezione, mandasse proprio lui a cercarmi. E fra l'aula e la sala professori c'è un bel tratto da percorrere...si è no 100 metri! Ma quel tanto che basta per perdere almeno almeno 10 minuti di lezione, fra andare ( mooolto flemmeticamente!) e tornare. Ha un sorrisino accennato sulle labbra. _ Prof, ma che mi combina? Guardi qui- E mi apre il registro sotto il naso. - Che c'è? - Dico - C'è che deve essere innamorata. Ha firmato alla sesta ora e adesso, purtroppo, siamo solo alla terza...La Prof. R...mi ha mandato da lei in modo che corregga, non ha il posto per firmare!- ( insomma detto così sembrerebbe che il ragazzo azzecchi tutti i congiuntivi, in realtà ho aggiustato leggermente il discorso) Sfoglio il registro. E' vero. Non solo ho firmato nel posto sbagliato per oggi, ma ho occupato con la mia firma e le mie lezioni le seste ore di tutti giorni a venire....guardo il mio alunno. Sto per ridere con lui. Di me. Ma lui non ride di me...è un sorriso... complice. Che ci vuoi fare Andrè. Sarà come dici tu. O forse no..chissà! Anche io sono arrivata al limite, mica soltanto voi! - E chi le ha detto niente Prof.! A me mi ci hanno mandato! Ambasciator non porta pena...- Esce con la solita flemma. Trascinandosi sui piedi stanchi. So che sta ridendo...con me, non di me.
martedì 21 maggio 2013
venerdì 26 aprile 2013
Apatia
Per avere voglia di comunicare occorre essere felici. Che parolona...per lo meno sereni sì. Quando il mio spirito si nutriva di emozioni, scrivevo, scrivevo...pagine e pagine digitate con fervore, polpastrelli consunti di parole convinte e spinte fortemente sulla tastiera, quasi a voler marchiare di più sullo schermo i pensieri che andavano fluidi, animati dalla linfa dell'adrenalina. E' l'apatia la peggior nemica della lievità dell'animo. L'apatia che deriva dallo scorrere sempre uguale dei giorni, da falsi guizzi di contentezza, dai fasulli spasmi del cuore che ogni tanto appaiono per poi altrettanto repentinamente sparire, svelati dalla verità amara delle esperienze. L'apatia che ti porta a non spenderti, a ripiegarti su te stessa, guscio vuoto di sensazioni svuotate da significati profondi, apparenti immagini di una vita che sembra aver perso spessore. Metterò una bella pianta di fiori colorati sul balcone. Per il momento gli altri, alzando gli occhi, immagineranno come potrebbe essere la mia vita, se solo ne avessi un pocolunedì 11 marzo 2013
Mi resta ancora.
Ho troppi buchi nel cuore.
Ma quello che resta è allegro.
Respinge
Adesso
che gli occhi si bagnano
di novelle delusioni,
risa false
parole al vento
energie sprecate
di chi non ha compreso
che quel che resta
ancora dopo tutto,
è quanto di più prezioso
possa trovare.
Ma quello che resta è allegro.
Respinge
Adesso
che gli occhi si bagnano
di novelle delusioni,
risa false
parole al vento
energie sprecate
di chi non ha compreso
che quel che resta
ancora dopo tutto,
è quanto di più prezioso
possa trovare.
domenica 10 marzo 2013
Di colpi in colpi...
A forza di colpi ..della strega! ( cosa avevate capito eh?!?!!?) rischi di sentirtici davvero una vecchia magera! Sei quasi rassegnata a trovarti periodicamente piegata in due e neanche in avanti, ma di lato, inclinata a 65% rispetto al pavimento, impossibilitata a compiere qualsivoglia movimento pena fitte indicibili e manifestabili tramite gemiti o urla se, dimenticandoti per un istante della tua penosa condizione, ti alzi di scatto dal posto dove fra indescrivibili contorcimenti eri riuscita a posarti Ecco. Trasferite questo quadro già di per se deprimente, in un luogo in movimento ondulatorio e sussultorio, dotato di sedute scomode e rigide, al quale si accede rampando scaloni tanto alti che per arrampicarsi occorre essere dotati di articolazioni da contorsionista , tanto più se le mani sono occupate dalle valigie e la borsa a tracolla è pesante come un macigno tante le cose che hai pensato bene di portarti oltre quelle già messe in valigia... Ebbene si, ieri sono partita con il mio bravo colpo della strega in ..treno! Il problema non è stato tanto quello di riuscire a trascinare la valigia giù per le scale, metterla in macchina, mettermi io stessa al volante, riuscire a muovere i pedali per far camminare la macchina, scendere dalla macchina ( sempre piegata in due), togliere la valigia dalla stessa, mettermi a tracolla il borsone ( dall'altra parte dell'inclinazione forzata del corpo in modo da compensare il piegamento) salire sul treno, ( ohi ohiii ohiiiiiii ) farmi strada tra la folla nei corridoi come se fossi due persone, visto che lo spazio che si occupa in tali condizioni segue una linea orizzontale più che verticale, trovare un posto, sedercisi alla velocità di un bradipo, con gli altri passeggeri spazientiti perchè impossibilitati a passare finchè non mi fossi seduta... Il problema è stato quando, dopo tre ore di treno praticamente nella stessa posizione di partenza, hai dovuto alzarti per scendere, fra gli sguardi attoniti e misti fra ribrezzo e pietà della gente, che ha assistito allo spettacolo di un corpo deforme che si materializzava da un seggiolino, si contorceva verso l'uscita e rimaneva con i piedi uno su uno scalino e uno su un altro a mò di spaccata mentre lanciava la valigia giù sul marciapiede della stazione chiedendosi in che modo e quando sarebbe riuscita a raggiungerla...
domenica 20 gennaio 2013
Allontamento esponenziale dal dovere.
Condivisione/ scambio/ dialogo/ dare e ricevere/ contratto educativo/ termini che un tempo contrassegnavano il rapporto insegnante-alunno, al giorno d'oggi si sono trasformati in una affermazione non esplicitata verbalmente ma implicita nella testa della quasi totalità degli studenti:- I professori sono aguzzini in quanto ci costringono a studiare cose di cui non ci importa assolutamente nulla. per questo studio quel poco che mi consenta di non prendere un voto inferiore al 5 e solo e soltanto quando suppongo che quel giorno sarò interrogato ( con diritto di replica sul diritto del professore di interrogarmi nel caso quel giorno non fossi mini-preparato). E così progressivamente il rapporto educativo si sta risolvendo in una serie di trasmissioni di micro informazioni e nella valutazione attraverso la quantificazione numerale di questo sottosurrogato bignamesco da parte del docente. Punto. Punto e basta. Niente di più.
Questo dovrei fare nei prossimi 15 anni che mi separano dalla pensione? Trovarmi di fronte ogni santa mattina a dover svolgere un lavoro depauperato dalle sue fondamenta che , fra le altre cose, prevede non che debba trasmettere nozioni, quanto di aiutare gli alunni nella rielaborazione personale e creativa di tutto un mondo di stimoli che la scuola offre, sempre se le sia permesso...non credo debba essere questa la mia strada futura...
mercoledì 16 gennaio 2013
Aphonist
Quando intorno a te le persone ripetono tutte le stesse frasi :- Che hai detto?- - Scusami puoi ripetere? Non ho sentito... Oppure emettono un suono prolungato del tipo: - Ehhhhhh???- O quando nella peggiore delle ipotesi accostano il loro orecchio alle tua bocca ( premetto che non sto parlando di nessuna strana posizione! :) ))) ) allora non c'è dubbio: hai perso la voce! Se tu fossi un monaco tibetano dedito per 12 ore al giorno alla meditazione, non sarebbe un gran danno...il fatto è che sei circondata da situazioni che richiedono il pieno possesso dei suoni articolati che escono dalla tua bocca per mezzo delle corde vocali, detti comunemente parole. Hai voglia a gridare a Gattino di non mettere il muso nel piatto dove ti sta aspettando la tua cena...così come è perfettamente inutile rispondere al telefono o chiedere al banco del pizzicagnolo cosa ti serve...tanto meno potrai cercare di spiegare la lezione agli alunni voltando loro la schiena e scrivendo alla lavagna...il risultato sarà che 1) Gattino si leccherà i baffi, pensando che forse quella sera è il suo compleanno; 2) al primo tentativo di : Pronto! che farai, dall'altra parte della cornetta avranno già buttato giù pensando di avere a che fare con un maniaco 3) il salumaio scambierà " un etto di mortadella" con " er teg....me de tu' sorella", con relativa cacciata dal negozio a calci e infine 4) gli alunni avranno tirato fuori all'unisono i loro cellulari emergendosi beatamente nella loro e spesso unica occupazione principale, mandare messaggini... Ti potrebbe capitare altresì, sempre afona, di dover arrivare in un paesino sperduto della Tuscia viterbese per passare una piacevole serata ad ascoltare due amici musicisti, in compagnia della tua amica...che c'entra la voce direte? A parte che l'intero tragitto sarà contrassegnato da quel suono di cui sopra che per tutto il tempo la tua amica pronuncerà nel tentativo di capire che caspita vai dicendo , se poi per arrivare in questo paese il navigatore ti fa passare, di notte, in uno stradello tipo mulattiera, in mezzo ad un bosco buio e piuttosto inquietante e non puoi neanche esprimere con grida di paura e imroperi alla volta della signorina navigatrice, allora si che non potrai fare altro che diventare una specie di marionetta disarticolata per esprimere, a gesti, quel che non puoi esprimere con la voce...specialmente se ritorni con la mente ( tanto a parole non potresti!) a quel famoso film in cui Benigni e Troisi si ritrovano nel paese di Frattole, catapultati nel Medioevo, dopo aver raggirato un passaggio a livello che non si alzava mai....ebbene immaginate di notte, in un bosco, in un posto non bene identificato, nessuna anima viva o autoveicolo nel raggio di chilometri, trovarsi improvvisamente davanti un passaggio a livello alzato, si, ma senza casellante...una, quella ancora con la voce, una voce strozzata dalla paura, che grida :- Non passo, non passooooo- E l'altra con la bocca aperta nel tentativo di gridare....Passaaaaa, dai passaaaaaa!!!! Senza che esca nulla.! Esperienze da ricordare davanti al camino, con la calzetta fra le mani fra una ventina di anni...
martedì 20 novembre 2012
Non scomodiamo Dio.
Non scomodiamo Dio e gli dei. Il Male e il Bene come categorie metafisiche e personificate non hanno ragione di esistere nella realtà dell'uomo se non come prodotti della sua cultura , contingente e relativa ai fatti che succedono su questa terra e nell'universo conosciuto e solo in quelli. Dio lasciamolo lassù, nel suo mondo perfetto e immutabile...la natura umana, animale e vegetale subisce i cambiamenti, si involve e si evolve continuamente, nata come è dall'imprevidibiltà e dal caso che tutto stravolge e tutto ricompone. Come la Natura, quando si scatena contro l'uomo, lo pone di fronte alle sue debolezze, alla sua precarietà, al pensiero della fatalità della sua stessa esistenza, destinata a finire. E' proprio nei momenti di difficoltà che scatta il riconoscimento di appartenere alla stessa specie e di essere figli dello stesso triste destino. La Solidarietà è frutto di tale consapevolezza, è un sentire comune, che scatta e coinvolge la coscienza di uomo e l'istinto degli animali. Da che mondo è mondo l'umanità è vittima delle più disparate calamità naturali, siano esse frutto dei naturali movimenti terrestri, sia esse provocate da comportamenti scellerati di chi, al potere, dovrebbe salvaguardare il cittadino da tali calamità...Ma tantè, in condizioni di normalità l'uomo sa come vivere in società, adeguandosi e negando l'evidenza, mettendosi l'uno contro l'altro per continuare a vivere quietamente nel suo piccolo mondo, con gli occhi, le orecchie, la mente oscurata da quello che succede agli altri uomini, poche centinaia di metri più in là. Nel mondo del virtuale la solidarietà si amplifica per la velocità di trasmissione, di informazione, di comunicazione, ma è da quando l'uomo ha conquistato una coscienza civile, che si è prodigato verso gli altri nei momenti di difficoltà e non è eccezionale tutto questo. Solo che non si sapeva. Non si sapeva chi fossero, cosa facessero, con quali mezzi e con queli energie e materiali gli uomini aiutassero gli altri uomini. Guidati solo da quel senso di appartenenza all'Umanità. Voglio dire che quello che oggi appare eccezionale, il fatto della generosità delle persone, della prodigalità nell'offrire aiuto nei casi di calamità debba essere considerata normale. Perchè frutto della stessa natura dell'uomo, quella natura che possiamo riconoscere in Gesù per quello che ha fatto per gli uomini su questa terra. E per altri uomini come lui, che nel corso dei millenni hanno cambiato le sorti dell'Umanità nel modo di pensare. Quella natura che non è buona o cattiva a prescindere da come l'uomo si prodiga ma esiste al di là di queste concettualizzazioni astratte. Io la chiamerei più propriamente dignità. Riscoprire la propria dignità negli occhi degli altri. Sentirsi utili su questa terra, almeno qualche volta, purtroppo sempre più frequente nel tempo. Si legge nella Genesi che il Bene viene dal Male...io credo che il male può venire solo dal male e il bene solo dal bene. E che a sua volta solo il male è frutto dell'uomo e solo dell'uomo. o della Natura. Ma l'uomo è consapevole, la Natura no. E vorrei tanto che per una volta l'Umanità si compattasse verso i torturatori dei bambini e degli animali, dei guerrafondai, dei corrotti e ei disonesti. Perchè anche questi sono uomini...una solidarietà al contrario, non per dare, questa volta, ma per togliere loro la possibilità di fare ancora del male. Questa sarebbe la vera eccezionalità. E finalmente potrei credere al " Come in cielo così in terra".
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